Bruno Peres (AS Roma) in Rome for "first BRISWA International Workshop" against racism and any discrimination he has declared to support Real Madrid in the final of Champions League.

(source: Roma.Corriere.it)

(the following article is in italian)

«Tifiamo che la Juventus non faccia il triplete, così siamo contenti». Parola di Bruno Peres, ex torinista che vive la rivalità con i bianconeri come se fosse un derby. Il difensore brasiliano è intervenuto, all’Università Tor Vergata, al workshop di presentazione del progetto Briswa, che affronta il problema del razzismo nel mondo del calcio (soprattutto quello giovanile), ma non si è fatto sfuggire l’occasione per un primo bilancio della sua stagione. «Non sono mai soddisfatto, nella vita devi sempre cercare di fare qualcosa in più, perché, quando ti accontenti, c’è qualcosa che non va. Ho ancora 4 anni di contratto, sto bene e sono contento, però voglio fare ancora molto di più. Nelle ultime giornate ho giocato poco? Il mister ha cambiato modulo ma io devo sempre farmi trovare pronto, anche quando sto fuori».

«In Italia mi hanno trattato tutti bene»

Si è fatto trovare pronto, Bruno Peres, nella lotta al razzismo. Una tematica che gli sta particolarmente a cuore. Per questo ha deciso di rispondere presente - insieme al presidente della Figc Carlo Tavecchio, all’Assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili del Comune di Roma Daniele Frongia e al c.t. dell’Under 21 Luigi Di Biagio - alla chiamata degli organizzatori del progetto Briswa. Davanti a centinaia di bambini di alcune scuole calcio, che nel mese di giugno parteciperanno a due tornei internazionali di calcio Under 14 (Memorial Augello per i maschi e Tailorsan Cup per le bambine), il difensore brasiliano ha raccontato la sua esperienza. «Credo sia importante sensibilizzare i bambini: il razzismo è una cosa brutta. Non è il colore a farti essere più o meno bravo, siamo tutti uguali, non dobbiamo fare differenze. Quando sono arrivato in Italia tutti mi hanno trattato benissimo e per me è stato importante perché mi hanno fatto sentire a casa».